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sabato, agosto 09, 2008

La poesia e il gioco filosofico secondo Apostolou

Riceviamo dal Prof. Apostolou e con piacere pubblichiamo la sua relazione redatta in occasione di una conferenza sui rapporti tra scrittura e terapia tenuta presso l'Università di Lecce.

IL GIOCO FILOSOFICO E LA POESIA

COME OPERAZIONE DELLA POST - TERAPIA
di
APOSTOLOS APOSTOLOU*

Comincerò con una domanda. Come si può oggi parlare di terapia, in un’epoca dove il termine terapia è così carico di un'articolazione burocratica ed è stabilito come un centro funzionale e un modello di tutto il sistema della guarigione, la quale in sostanza si identifica con il potere? Tanto più che il relatore (Apostolos Apostolou, riferendosi a sé stesso - N.d.R.) insegna filosofia e tecniche terapeutiche per mezzo di filosofia e poesia ed è considerato come l'ispiratore dell'operazione poetico-filosofica. [1] L'operazione poetico-filosofica non ha per obiettivo di convincere e di impressionare, né di dimostrare, ma bensì di condividere le opinioni, le conoscenze, le esperienze teorizzate, che sono ricostruibili e verificabili, rispetto alla responsabilità e la libertà, desiderando così rendere il suo interlocutore aperto alla negazione della sua ingegnosità. Come si può parlare oggi di terapia quando anche S. Freud nel testo del «Pirata e il non Pirata Analisi» annunzia la sua fine. Dicendo che la psicanalisi si stacca dall'obiettivo della terapia. Ossia dalla formazione, noi diremmo sregolamento - nuova regolazione - adattamento, e anche dalla formazione educazione - stato - terapia. Le domande per quanto riguarda la psicanalisi sono chiare. Chi e come si può determinare la perturbazione e la guarigione. In un’epoca dove il vantaggio comparativo, ossia la rappresentazione come processo di pensiero e fabbricazione della fantasia (Derrida dice che la rappresentazione funziona come una copia di qualcos'altro che non è mai stato. Come principio del principio) si è identificata con l'immobilizzazione astratta, in modo che la filosofia, invece di seguire ogni ipotesi e presupposto, diventi sempre più imitazione di un linguaggio antico e sempre meno contemplazione. Le scienze della natura e dell'uomo diventano sempre più fiscali: ci costringono invece di liberarci. L'arte diventa sempre più tecnica e decorazione. La letteratura e la teoria estetica sono un semplice ciarlare e sono sottoposte alla pressione del successo e dell'utilità. Così, malgrado certi successi, dimostrano le loro debolezze e portano la loro mitologia, rifiutando di vedere che tutte le soluzioni hanno in sé la loro stessa problematica e rimangono problematiche. Non essendo quindi in grado di evitare la loro sorte, vanno incontro alla loro morte nel pensiero vasto e ricco che sa giocare al gioco della conoscenza assoluta. Molte teorie parlano di vissuto come soglia dell’autoconoscenza, però come possiamo definire il vissuto? Il vissuto, definito come il fissaggio di un’espressione della vita tramite l'attenzione (vedi psicanalisi) e il nesso con processi nozionali, era una condizione per tutte le scuole psicanalitiche e psicoterapeutiche. Per la filosofia, il vissuto è un fare senza interruzioni, una risultante di funzioni e rapporti non qualcosa di costante e fisso, mentre Rickert si riferisce al concetto del dopo-vissuto. L'errore sta nel fatto che attraverso il vissuto cercano di arrivare alla comprensione (non dimentichiamo la figura interpreto/capisco). Tuttavia Jaspers dice che ogni tipo di comprensione contiene un elemento di costruzione. Se vogliamo ricercare un approccio post terapeutico filosofico, questo deve procedere entro una filosofia del gioco. Il gioco come maschera della filosofia di Nietzsche, come metafora/immagine – il riferimento costituisce una sfida-invito all'attivazione del soggetto a procedere con la rottura, con l'identità e l'unità. La maschera come passione assurda secondo Nietzsche e coesistenza di luoghi opposti della molteplicità e delle contraddizioni permette un avvicinamento pieno di tensioni delle sensazioni che capisce come il luogo dell'intermedio o meglio il luogo dell'insieme (per la prima volta incontriamo il termine in Platone, quando usa la parola metaxy cioè insieme, Simposio e Filebo, ma anche in Heidegger, con il concetto Lichtung cioè Lucido).
Il concetto dell'intermedio o di insieme è forse la causa del pericolo, la causa della maschera, del gioco, del luogo intermedio (legge oppure insieme) ossia della cultura, (secondo lo psicanalista Winnicott) della poesia (secondo Platone e Nietzsche). E questo perché come dice il Nietzsche per un poeta autentico la metafora è un immagine, un concetto e quello che vede il poeta è uno spettacolo che costituisce una rappresentazione teatrale dove le parole diventano maschere. Però non come il gioco, come terapia che perde il suo taglio di inversione e del quale gli estremi sono definiti in una via di uscita sicura, (come sostiene F.Faun) ma un gioco con tutti i rischi. Il gioco è sinonimo del Questo (Cela) - Quello (Id) che può essere paragonato con l'inconscio. È aperto sul luogo/tempo delle risposte. E come dice K. Axelos il gioco non è un predicamento del mondo, il gioco gioca il mondo. (Sul gioco in filosofia hanno parlato M. Heidegger, E. Fink, J. Granier, K. Axelos, J. Derrida). Il gioco conosce ogni comportamento nostalgico e reattivo, soffoca all'interno dei suoi stessi limiti, ogni opportunismo semplice e pulito perde tempo, ogni opportunismo scuro, o sopraccarico rimane piano e monolineare, mentre alle grandi domande non possiamo che rispondere senza poter rispondere. Non vede la vita come un labirinto di supplementi o sostituti (la vita come supplemento per ricordare Derrida) né una funzione dell'ellipse/desiderio, (secondo la psicanalisi) che crea la metafisica della diaspora.
Poesia e filosofia del gioco, sono vicini senza che sia tuttavia stabilito che siano deducibili e spiegabili insieme. La poesia da alle cose un nuovo nome, ma anche la filosofia del gioco lo fa, ribattezza le cose. Il poeta impara la dimissione, ci dirà Stefan Georg, nel poema con titolo "Das Wort", un poema che si distingue dal pensiero di M. Heidegger. Ma questo succede anche con il gioco filosofico che si esprime come un sistema aperto e ci impedisce di giocare senza giocare, (K. Axelos) [2] visto che è aperto e insicuro e impone la dimissione rispetto a qualcosa che succede. Tuttavia tramite tutte le negazioni, sorge un'affermazione. (La dimissione non è che il tutto per quel che si perde e la nuova nomenclatura il familiarizzarsi di uno sguardo nuovo oppure il riconoscimento della conoscenza secondo le teorie psicanalitiche e psicoterapeutiche). Così l'assoluta impasse senza uscita, il rischio esistenziale, l'insicurezza totale, l'esclusione multidimensionale, in una parola, il vuoto assoluto: questa utopia della fisica ridotta da noi stessi a una realtà quotidiana, costituisce una sfida. Saremo all'altezza simultaneamente alla corrente sotterranea che si muove all'ombra nello spazio-tempo e all'orizzonte degli orizzonti lontani che ci procura le sue luci, in fine questa è la scommessa dell'uomo.
Il gioco filosofico organizza, se possibile, un pensiero interrogativo che non sia né scientifico, cioè funzionale, né psicanalitico ossia narrativa e teoria delle proiezioni, né micro-costruzioni sociologiche ossia ideologie prosaiche. La poesia ci dirà che la nostra epoca non ci appartiene, come una proprietà nostra, ma invece che siamo noi che apparteniamo ad essa come se fossimo suoi figli, in un'apertura culturale. [3] Per questo dobbiamo essere aperti al fascino del tutto-nulla provando sia il tutto che il nulla.

[1] Ci sono miei saggi pubblicabili in italiano come “La pratica filosofica come poeticità del mondo”, “Poeticità e Psicanalisi”, ecc.
[2] K. Axelos Systemattique ouverte, Paris, Editions de Minuit 1984, Problemes de l'enjeu, Paris Ed. de Minuit 1979, Le jeu du monde Paris, Ed. Minuit, 1969.
[3] La poesia, la natura è registrazione dei sentimenti. Vede in altre parole l'uomo come “possibile essere”, cioè come lui esiste nella decentralizzazione, nell'inizio dell'incertezza, come volontà che non è, per questo l'uomo rimane un divenire aperto (ecco una nuova proposta con un significato analitico).

*Apostolos Apostolou
Dottore in Filosofia adfapostolou@yahoo.gr
Ha insegnato in diverse Università. Fondatore del Pensiero e della Consulenza Filosofico - Poetica, riconosciuto a livello mondiale; scrittore e direttore della rivista "Yfos". Amministratore dell'ISTITUTO EUROPEO PRATICHE FILOSOFICHE E ANTROPOLOGIA FILOSOFICA. Direttore dell'Università del Tempo Libero di Atene - Nuovo Psichico (Grecia)

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