Rivista Nugae
Organo Ufficiale dell'Associazione Culturale "Nugae"

Rivista letteraria trimestrale "Nugae"

Benvenuti nel blog della rivista cartacea “Nugae – scritti autografi”: trimestrale di letteratura che si occupa in prevalenza di narrativa e saggistica, coadiuvato da rubriche tecniche, interviste, recensioni di libri, riviste e molto altro ancora! Ci serviremo del blog per "allargare la tavola" della discussione letteraria, artistica e quindi umana, travalicando la rigida conformazione trimestrale che caratterizza il periodico nella sua veste cartacea.


 

venerdì, luglio 18, 2008

Un'intervista dedicata a "Nugae"...

Francesco Giubilei, direttore editoriale di "Historica" (interessante e ricco bimestrale cartaceo di informazione politico-culturale), ideatore dell'originale "Lega Blog Letterari" e curatore del blog http://historicailfoglioletterario.menstyle.it/, ha rivolto alcune domande a Michele Nigro, curatore della rivista "Nugae", sul sito http://www.good-morning.it/.

Per leggere l'intervista

E qui, partecipa al dibattito che probabilmente si creerà
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/07/18/rivista-nugae-intervista-a-michele-nigro

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sabato, luglio 12, 2008

"La poesia" di Pablo Neruda

"La Poesia"


Accadde in quell'età... La poesia venne a cercarmi. Non so da dove sia uscita, da inverno o fiume. Non so come, nè quando, no, non erano voci, non erano parole nè silenzio, ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte, bruscamente fra gli altri, fra violente fiamme o ritornando solo, era lì senza volto e mi toccava. Non sapevo che dire, la mia bocca non sapeva nominare, i miei occhi erano ciechi, e qualcosa batteva nel mio cuore, febbre o ali perdute, e mi feci da solo, decifrando quella bruciatura, e scrissi la prima riga incerta, vaga, senza corpo, pura sciocchezza, pura saggezza di chi non sa nulla, e vidi all'improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, ombra ferita, crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l'universo. Ed io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell'abisso, ruotai con le stelle, il mio cuore si sparpagliò nel vento.

Pablo Neruda

domenica, luglio 06, 2008

Savinien Cyrano de Bergerac

Savinien Cyrano de Bergerac (Parigi, 6 marzo 1619 – Sannois, 28 luglio 1655) è stato uno scrittore e drammaturgo francese del Seicento.
La sua figura ha ispirato la celebre opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand del 1897. Grazie ai suoi romanzi fantastici è oggi considerato uno dei precursori della letteratura fantascientifica. http://it.wikipedia.org/wiki/Savinien_Cyrano_de_Bergerac

martedì, luglio 01, 2008

Cyberspazio, scrittura e libertà...

DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DEL CYBERSPAZIO
di John Perry Barlow

IL VIRUS DELLA LIBERTA’

Governi del mondo industrializzato, altezzosi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, nuova casa della Mente. A nome del futuro, vi chiedo di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra noi. Non avete alcuna sovranità nel luogo dove ci riuniamo. Noi non abbiamo eletto alcun governo né lo faremo, quindi mi rivolgo a voi con la sola autorità con cui parla sempre la libertà. Io dichiaro lo spazio sociale globale che stiamo costruendo come naturalmente indipendente dalle tirannie che vorrete imporci. Voi non avete il diritto morale di governarci né possedete strumenti repressivi in grado di farci davvero paura. Ogni Governo basa il proprio potere sul consenso dei governati. Voi non avete sollecitato né ricevuto il nostro. Non vi abbiamo invitato. Non ci conoscete, né conoscete il nostro mondo. Il Cyberspazio non rientra nei vostri confini. Non crediate di poterlo costruire, perché è un progetto pubblico. Non ce la farete. E’ un prodotto della natura e cresce da solo tramite le nostre azioni collettive. Non avete mai partecipato alle nostre conversazioni e raduni, né avete creato la ricchezza dei nostri mercati. Non sapete nulla della nostra cultura, della nostra morale o dei codici non scritti che già danno alla nostra società più ordine di quanto possa mai ottenersi con le vostre imposizioni. Sostenete che tra noi esistono dei problemi che voi dovete risolvere. State usando questa scusa per invadere i nostri territori. Molti di tali problemi neanche esistono. Dove ci sono veri conflitti e comportamenti errati li isoleremo e risolveremo a modo nostro. Stiamo dando vita al nostro Contratto Sociale. Un accordo che nascerà secondo le regole del nostro mondo, non secondo le vostre. Il nostro è un mondo diverso. Il Cyberspazio consiste di transazioni, relazioni e pensieri, sistemati come un alta marea nella regnatela della comunicazione, il nostro mondo è ovunque e da nessuna parte, ma non si trova là dove vivono i corpi. Stiamo creando un mondo dove tutti possono entrare senza privilegi o pregiudizi assegnati dalla razza, potere economico, grado militare o luogo di nascita. Stiamo creando un mondo dove chiunque possa esprimere in qualsiasi luogo il proprio pensiero, non importa quanto strano, senza aver paura d’essere forzato al silenzio o al conformismo. I vostri concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non possono essere applicati a noi. Questi concetti si fondano sulla materia, e qui la materia non esiste. La nostre identità non hanno corpi, quindi al contrario di voi, non possiamo accettare ordini imposti con la forza fisica. Crediamo che il nostro autogoverno nascerà a partire da codici di comportamento etico, illuminato auto-interesse e condivisione del bene comune. Confidiamo nella nostra capacità di costruire le nostre soluzioni personali a partire da basi, e non possiamo accettare le soluzioni che state tentando di imporci.
Nel nostro mondo ogni sentimento ed espressione d’umanità, dal degradante all’angelico, fanno parte di un tutt’uno indefinito, la conversazione globale dei bit. Non è possibile separare l’aria che soffoca da quella su cui batte l’ala in volo, in Cina, in Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti state cercando di isolare il virus della libertà mettendo sentinelle alle frontiere del Cyberspazio. Forse il contagio sarò evitato per un breve periodo, ma non potrà funzionare in un mondo che verrà presto inondato dai media al ritmo dei bit. Le vostre strutture dell’informazione, sempre più obsolete, tenteranno di perpetuarsi proponendo nuove leggi, in America e in tutto il mondo, per affermare di possedere la parola stessa. Queste leggi definiranno le idee come un altro prodotto industriale, non più nobili del volgare ferro. Nel nostro mondo, qualunque cosa creata dalla mente umana può essere riprodotta e distribuita all’infinito senza alcun costo. La trasmissione globale del pensiero non richiede più l’appoggio delle vostre fabbriche. Queste misure ostili coloniali ci pongono nella medesima posizione di quegli amati della libertà e dell’autodeterminazione che in altri tempi sono stati costretti a non riconoscere l’autorità di poteri distanti disinformati. Abbiamo il dovere di dichiarare le nostre identità virtuali immuni al vostro potere, anche se dovessimo continuare a rispettare le leggi con i nostri corpi. Ci sparpaglieremo su tutto il Pianeta in modo che nessuno possa arrestare il nostro pensiero. Noi creeremo la civiltà della mente nel Cyberspazio. Che possa essere più umana e giusta del mondo fatto dai nostri governi.

John Perry Barlow
Davos, Svizzera – 8 febbraio 1996

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Barlow_John_Perry

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mercoledì, giugno 25, 2008

La prima antologia del portale http://www.braviautori.it!























Il libro, 240 pagine A5, è un collage di opere grafiche e testuali pubblicate sul portale braviautori.it e selezionate tenendo conto delle recensioni ricevute, del numero di visualizzazioni e, concedetecelo, il nostro gusto personale. L'antologia non segue un determinato filone letterario e le opere sono state inserite volutamente in ordine casuale. I testi sono stati sottoposti a un discreto livello di editing e, senza falsa modestia, crediamo che la qualità generale della raccolta sia molto buono. Ovviamente speriamo che siate d'accordo anche voi, ma in caso contrario saranno ben accette segnalazioni e consigli che ci aiuteranno a migliorare una eventuale seconda edizione. Il libro costa 16 euro (spese di spedizione incluse, posta ordinaria). Per gli autori selezionati è previsto uno sconto di 2 euro a copia (praticamente il prezzo di costo). Per le spedizioni, la direzione di braviautori.it ha deciso di usufruire del servizio offerto dallo stesso stampatore, quindi i libri saranno imballati con cura e professionalità. Fate di questo libro un'idea originale per un regalo, un'alternativa di lettura sotto l'ombrellone o, per gli autori selezionati, un orgoglioso biglietto da visita da mostrare a chi ancora non sa chi siete! Per qualsiasi informazione scrivete una email alla direzione (info@braviautori.com). Ringraziamo: tutti gli autori che hanno partecipato; Riccardo Simone per le copertine; Jean Louis per il logo di braviautori.it.
Grazie per l'attenzione, Massimo Baglione.

venerdì, giugno 20, 2008

Riviste letterarie e Wikipedia

Ho aperto una discussione in una voce di Wikipedia dedicata alle Riviste letterarie del '900: la mia proposta di discussione riguarda le Riviste letterarie all'inizio del Terzo Millennio.
Troverai la discussione qui!
Se vuoi partecipare e modificare, ti aspetto...

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martedì, giugno 17, 2008

E' morto "il Sergente nella neve"!

ASIAGO (17 giugno) - Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ieri ad Asiago, all'età di 86 anni. Rigoni Stern era malato da tempo. La notizia è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati oggi pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.

Le POESIE di Carlo Levi

Finalmente!
Dopo una serie di ricerche infruttuose e di lunghe attese, scopro con grande soddisfazione che il 2008 ha visto la nascita di un volume capace di raccogliere in edizione integrale i principali testi poetici del pittore e scrittore piemontese Carlo Levi. Una poetica già ampiamente espressa attraverso il suo capolavoro narrativo, ora completata grazie a questa indispensabile pubblicazione. Si tratta di una poesia descrittiva, quotidiana, esistenziale e mai accartocciata in sterili intellettualismi linguistici che non giovano nè all'animo del lettore e nè tantomeno a quello del poeta. L'intero arco della vita poetica di Levi finalmente pubblicato in maniera organica grazie al lavoro della Fondazione Carlo Levi di Roma. Chi ha conosciuto e amato Carlo Levi, sia con il suo "Cristo" che attraverso l'interpretazione dell'indimenticabile Gian Maria Volonté nella trasposizione cinematografica di Francesco Rosi (http://www.youtube.com/watch?v=zMUKRndOAWE), non può non possedere questo volume. (m.n.)

"Poesie"

collana Saggi. Arti e lettere
A cura di Silvana Ghiazza. Prefazione di Guido Sacerdoti; pp. LVIII- 358; 2008
Opere di Carlo Levi a cura della Fondazione Carlo Levi - Roma.

A dare notorietà al grande autore piemontese furono alcune delle sue opere in prosa, rimaste tra i capolavori della letteratura italiana di tutti i tempi: da Cristo si è fermato a Eboli a L’orologio. Ma come ha dimostrato la pubblicazione delle sue opere saggistiche, realizzata dalla Donzelli editore nell’arco di quasi un decennio, Levi fu artista eclettico e instancabile pensatore, che passava con estrema scioltezza dalla pagina alla tela, dal dibattito pubblico ai versi. La scrittura poetica infatti attraversa l’intero arco della vita di Carlo Levi, ed è strettamente intrecciata alla sua opera di prosatore e alla multiforme attività di pittore, politico e intellettuale. Egli stesso ne era ben consapevole, se nel 1963 scriveva a Giulio Einaudi: «Il Cristo si è fermato a Eboli fu dapprima esperienza, e pittura e poesia, e poi teoria e gioia di verità…per diventare infine e apertamente racconto». Questo volume raccoglie in edizione integrale i suoi principali testi poetici, alcuni dei quali solo episodicamente apparsi su riviste o cataloghi di mostre o in antologie incomplete e filologicamente inadeguate. Si tratta di un materiale che, seppur talora disuguale negli esiti lirici, è tuttavia imponente per vastità e interesse e restituisce un tassello importante per la conoscenza dell’opera leviana, rivelandone un aspetto rimasto sempre in ombra. Si offrono dunque per la prima volta al lettore le Poesie, risalenti agli anni 1934-1947, così come già raccolte e ordinate da Levi stesso – insieme alla compagna Linuccia Saba – in vista di una pubblicazione che non fu però mai portata a termine. Ad arricchire il volume una preziosa silloge delle altre poesie, in gran parte inedite, che coprono gli anni precedenti al 1934 e successivi al 1947.
Carlo Levi (1902-1975) fu pittore, scrittore e politico. Antifascista, condannato al confino in Lucania, scrisse Cristo si è fermato a Eboli (1945) e dopo la guerra il romanzo-saggio L’orologio (1950); da ricordare anche il reportage Le parole sono pietre (1955). Dal 1963 al 1972 fu senatore della Repubblica.

"New Italian Epic"

Wu Ming 1

NEW ITALIAN EPIC
Memorandum 1993-2008: narrativa,
sguardo obliquo, ritorno al futuro




[...] Nelle lettere italiane sta accadendo qualcosa. Parlo del convergere in un'unica - ancorché vasta - nebulosa narrativa di parecchi scrittori, molti dei quali sono in viaggio almeno dai primi anni Novanta. In genere scrivono romanzi, ma non disdegnano puntate nella saggistica e in altri reami, e a volte producono "oggetti narrativi non-identificati". Diversi loro libri sono divenuti best-seller e/o long-seller in Italia e altri paesi. Non formano una generazione in senso anagrafico, perché hanno età diverse, ma sono una generazione letteraria: condividono segmenti di poetiche, brandelli di mappe mentali e un desiderio feroce che ogni volta li riporta agli archivi, o per strada, o dove archivi e strada coincidono.
Se un'espressione discutibile e discutenda come "New Italian Epic" ha un merito, è quello di produrre una sorta di campo elettrostatico e attirare a sé opere in apparenza difformi, ma che hanno affinità profonde. Ho scritto "opere", non "autori", perché il New Italian Epic riguarda più le prime dei secondi. Difatti, ciascuno di questi autori ha scritto - e scrive - anche libri che non rientrano nella definizione.
Chi sono questi scrittori, da dove vengono?
[...]




Un documento, questo di Wu Ming 1 sopra linkato, necessario e ricco di spunti di riflessione che vi consiglio caldamente di leggere e sezionare. Si tratta di un'analisi accurata e coraggiosa riguardante le innegabili analogie esistenti tra le varie scritture apparse nella nostra editoria peninsulare durante il periodo 1993-2008.


Vorrei conoscere il tuo parere su questo documento!

A sangue freddo

"A sangue freddo"
Resoconto giornalistico e racconto si fondono in un meccanismo narrativo perfetto.
Quando fu pubblicato, nel 1966, A sangue freddo suscitò una serie di polemiche di carattere letterario ed etico-sociale. L'autore venne accusato, tra l'altro, di voyeurismo cinico, per aver voluto registrare «oggettivamente» un fatto di cronaca nera, anzi di violenza gratuita, avvenuto nel cuore del Middle West agricolo: lo sterminio brutale di una famiglia da parte di due psicopatici. L'idea del romanzo-reportage, del romanzo-verità, del romanzo-al-registratore, se da un lato riportava in primo piano il mito dell'imparzialità cronachistica, della realtà come tale, afferrabile soltanto mediante un linguaggio depurato dell'io narrante, dall'altro denunciava l'impotenza della forma romanzo a riflettere metaforicamente una realtà contraddittoria e complessa come quella della società americana degli anni '60. Nel libro, la visione puntuale delle dinamiche della vicenda, ottenuta grazie all'assidua frequentazione dei colpevoli, giustiziati dopo un processo durato sei anni, è filtrata e riscattata attraverso una così sapiente e originale elaborazione stilistica, che questo testo del polimorfo e dotatissimo scrittore costituisce ancora oggi un termine di riferimento di ogni problematica «oggettualistica», non soltanto narrativa.

domenica, giugno 01, 2008

"Esperimenti" di scrittura...

"Esperimenti"
Ricordi, visioni, fantasie, opinioni, appunti,
piccole autarchie letterarie,
osservazioni didascaliche,
innocenti juvenilia.
A volte racconti.
(raccolta)
pagine 108
di
Michele Nigro
"I racconti contenuti in “Esperimenti”, rappresentano il diario di bordo di un piccolo gozzo letterario impegnato in un viaggio attraverso la scrittura o, volendo essere precisi, sarebbe più corretto dire attraverso le scritture, compiuto da uno sprovveduto “alchimista” della parola alle prese con quegli irresistibili ingredienti narrativi offerti dalla vita personale, dalle vite altrui - con cui entra in contatto - o addirittura e con un filo di presunzione, dalla Storia..." (dalla Prefazione)

venerdì, maggio 30, 2008

Le parole sono importanti...

A volte l'interpretazione soggettiva di una frase o di una singola parola può creare equivoci o deduzioni personali senza fine. Qualcuno di voi potrebbe obiettarmi che in realtà non esiste un'interpretazione oggettiva ma solo quella soggettiva ha un futuro nell'economia delle relazioni umane.
No, amici miei, la mia non è filosofia: è vita pratica. Partire dal presupposto che le parole sono fisicamente limitate e confinate solo quando sono stampate è già di per sé un atto di ingenua presunzione: anche il testo scritto è fluido, libero, ribelle, incontenibile, riciclabile, reinterpretabile, modellabile, adattabile... Soggettivamente adattabile. Chi legge lo sa e lo sa anche lo scrittore intelligente che non si chiude nel suo castello fatto di personaggi apparentemente inattaccabili. Figuriamoci poi la parola parlata, sonorizzata, quella che usiamo tutti i giorni non per relazionare dinanzi ad un'assemblea di filologi e glottologi, ma la parola quotidiana che adoperiamo quando andiamo a fare la spesa, quando incontriamo un vicino, quando comunichiamo in famiglia sentimenti importanti, quando viviamo... Insomma. Ci si accorge che una frase per noi lineare e semplice da comprendere, assume nella mente del prossimo una conformazione a cui non avevamo pensato, un significato complesso o addirittura diametralmente opposto al pensiero che l'ha generata. Ma allora il linguaggio e la letteratura che deriva dal tentativo plurisecolare di ordinare il linguaggio sotto forma di segni, non sono nient'altro (si fa per dire) che il risultato di un incontrollabile equivoco interpretativo? Ah, dimenticavo! Ma il linguaggio basa la propria relativa tranquillità sulla convenzione. La convenzionalità dei termini comunemente adoperati dovrebbe salvarci da questi incidenti interpretativi; eppure qualcosa non va! Alla parola "cane" la nostra mente (dove per mente s'intende l'insieme delle nostre capacità intellettive supportate da memoria, esperienza, cultura, istruzione...) associa un essere animato generalmente peloso, che cammina a quattro zampe e che quando è l'ora di uscire emette un suono anche questo convenzionalmente definito abbaio. Il discorso, se compiuto su una singola parola, appare scontato e anche un po' banale, diciamocelo. Il problema comincia quando aumenta la complessità e la quantità del discorso composto da queste singole unità chiamate parole. Ecco che le interpretazioni non sono più tanto scontate e le soluzioni proposte dal nostro inconscio (più che dalla nostra ragione) aumentano vertiginosamente e in maniera proporzionale alla nostra esperienza, alla nostra capacità deduttiva, alle elaborazioni dietrologiche, all'insondabile che ci perseguita, alla cultura che ci è stata spalmata addosso o a quella che ci siamo cuciti nel corso degli anni...

Una frase pronunciata nella più totale e ingenua spontaneità può offendere! Perché?

Una frase assolutamente priva di malizia per una persona, può generare ira e risentimento in un'altra con conseguenze a volte spiacevoli. La parola, dunque, perde la propria inossidabile autonomia: assistiamo al passaggio, anche per il linguaggio, "da un sistema geocentrico ad un sistema eliocentrico". Non sono più gli esseri umani che girano intorno alla Parola, ma è la parola che gira intorno all'uomo. E la cosa interessante è che nessun "Galileo Galilei delle Lettere" dovrà fare pubblica abiura per aver scoperto ciò!

In realtà non sapremo mai con precisione cosa accade tra i neuroni dell'essere umano che ascolta: una stessa identica frase pronunciata ad altre cento persone determinerà cento differenti reazioni emotive e relative risposte. L'uno, nessuno e centomila di pirandelliana memoria viene qui riproposto in chiave semantica, o meglio, psicosemantica. Non basta il semplice significato delle parole a soddisfare le nostre esigenze linguistiche, ma dobbiamo prevedere e a volte prevenire l'impatto emotivo che queste suscitano. Praticamente un'operazione impossibile da realizzare che minerebbe la stessa libertà dell'individuo. Quindi il linguaggio come fonte di interpretazione unitaria dell'umanità diventa un'utopia. Quando realizziamo questa spiacevole verità diventiamo un po' più soli, un po' più tristi, ma almeno più disincantati e quindi sereni. Ed è a partire da questo preciso istante che molti scelgono il Silenzio. La lingua riesce a malapena a svolgere una funzione di coesione sociale: il linguaggio come un passe-partout sociale per la soddisfazione dei bisogni primari:
- Scusi, a che ora parte il prossimo treno per Torino?
- Alle 19:20.
- Grazie!
- Prego.
Senza il linguaggio sarebbe difficoltosa la trasmissione di una simile informazione; la scrittura in certi frangenti è disagevole e porta via troppo tempo. E si consumerebbero troppi taccuini in giro per il mondo!
Anche per quanto riguarda lo scambio delle parole abbiamo un donatore e un ricevente: il donatore sembra libero di agire, dal momento che è il "creatore" della frase che tra poco rivolgerà, ma in realtà la frase che formula è già condizionata a priori nella sua mente, schiavizzata dal substrato culturale, filtrata dalla memoria, ricalibrata dall'esperienza. Il ricevente non fa una vita migliore: oltre a subire una frase già adulterata sul nascere, dovrà in realtà sopportare anche la propria schiavitù interpretativa determinata da quegli stessi fattori che hanno condizionato la frase del donatore (cultura, memoria, esperienza...)
Se i fattori coincidono, si possono avere delle buone possibilità comunicative senza incidenti. Ma ciò non ci autorizza ad abbassare la guardia.

In poche parole: quella dell'essere parlante (e scrivente) è una vitaccia!

Se riflettessimo per un attimo sulla flebile condizione umana, ci accorgeremmo di come la storia (sia universale che personale) non è nient'altro che un miracolo! Un miracolo laico e fisiologico (se volessimo interpretare l'emissione dei suoni solo su una base organica stimolata da alcune aree cerebrali deputate all'elaborazione delle parole) che si rinnova di giorno in giorno. Le dichiarazioni di guerra, i divorzi, le liti per il posto auto, le incomprensioni familiari, le antipatie personali che si perpetuano per anni, le chiusure al dialogo, l'incomunicabilità tra gli individui: riuscire a passare indenni attraverso tutte queste più o meno affidabili reinterpretazioni del nostro pensiero è già di per sé un grande miracolo. Altro che "il pane che diventa carne"!
Il vero miracolo è riuscire semplicemente a farsi capire dagli altri.


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mercoledì, maggio 28, 2008

Magazine Trailer

Visto il discreto successo dei cosiddetti "book trailer", video spot pensati e creati per pubblicizzare i libri di recente uscita, si potrebbe applicare la stessa "video filosofia" anche a giornali, periodici e riviste varie...
Eccovi un piccolo e acerbo esperimento riguardante la nostra "Nugae":

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mercoledì, maggio 21, 2008

"The Padre P.I.O. Show"

Quando la religione diventa spettacolo
fotomontaggio di Jormungaard

Potete leggere il racconto qui: http://www.braviautori.com/DirOpere/1151/thepadrepioshow.rtf

martedì, maggio 20, 2008

"Hai capito a Maupassant?"

E' sempre piacevole e sorprendente scoprire lati poco battuti e non scolastici di autori "classici" che in realtà si "divertivano" anche a sperimentare in altri settori narrativi. La scuola ci ha consegnato delle figure ingessate appartenute a questi Grandi della Letteratura. C'è stato un tempo in cui era possibile sperimentare e non era una vergogna, come oggi, scrivere di "cose fantastiche"; molti autori appartenenti al cosiddetto "mainstream" sono stati puniti per aver detto in giro che hanno scritto anche racconti fantastici in generale (o in particolare fantascientifici): vedi il Premio Nobel rimandato per trent'anni a Doris Lessing colpevole - la nonnina! - di aver scritto, tra l'altro, alcuni romanzi troppo fantasiosi per non creare imbarazzo nell'Accademia di Svezia... Con questo non voglio dire che oggi sia difficile pubblicare narrativa fantastica: sarei ingiusto. Ma se per caso (dico "per caso") puntate al Nobel vi consiglierei di pubblicare le vostre fantasie sotto pseudonimo. E' meglio!
Quindi, alla faccia dei miei professori del liceo che m'hanno fatto leggere solo "Una vita", il romanzo principale di Maupassant, vi controconsiglio per par condicio questo volumetto pieno di racconti fantastici da sgranocchiare con gusto! L'attualità di queste perle narrative vi entusiasmerà. (m.n.)
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Guy De Maupassant è senza dubbio uno dei più grandi autori moderni di racconti. Allievo spirituale di Flaubert, ci ha la­sciato un sorprendente ritratto della vita in Francia negli ulti­mi trent'anni dell Ottocento che lo ha consacrato come un maestro di realismo. Che dire allora del Maupassant fantasti­co? Il divario fra queste due dimensioni è in realtà tutt’altro che insormontabile. Dato che il naturalismo non è per Mau­passant riproduzione fotografica della realtà, ma "originale impersonalità", nei suoi racconti fantastici egli applica questa tecnica analitica ai temi dell’Invisibile, del Doppio, delle Realtà ulteriori che i nostri sensi non possono afferrare. Il fantastico dunque in questi racconti non si risolve nella bru­tale intrusione di fenomeni straordinari in una realtà compat­ta, ma “nasce da tutto ciò che rode l'uomo, vuoi originato da Forze esterne o interne, e che alla fine ne svuota la coscienza per mezzo dell’angoscia”. In questo volume il lettore troverà i racconti più sorprendenti, malefici e “strani” del grande au­tore francese, scoprendo quell’ “altra” personalità che covava nel realistico, nel taurino, nel normanno Maupassant.

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venerdì, maggio 02, 2008

"BUON COMPLEANNO BLOG!"

MAGGIO 2006 - MAGGIO 2008



Letteratura e Internet:


due anni con noi

due anni con il blog della rivista letteraria "Nugae"


Grazie!

...nel prossimo numero di "Nugae"!

Francesco Troccoli

intervista

Richard K. Morgan

Richard K. Morgan (1965) è uno scrittore e sceneggiatore inglese, autore di fantascienza e di fantasy. Laureato in storia presso il Queens' College di Cambridge, dopo la laurea ha iniziato a insegnare inglese in diversi paesi del mondo. Dopo quattordici anni e la specializzazione presso l'Università di Strathclyde in Scozia, il suo primo romanzo venne pubblicato e divenne così uno scrittore a tempo pieno. Le sue opere si ascrivono prevalentemente al genere letterario della fantascienza distopica.
"La società è sempre stata e sarà sempre un sistema per la strumentalizzazione e l’oppressione della maggioranza attraverso metodi di potere politico dettati da un élite, attuati da criminali con o senza uniforme, e sorretti dall’intenzionale ignoranza e stupidità della maggioranza stessa oppressa dal sistema."

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sabato, aprile 26, 2008

il 3° numero a tema di "Nugae"...

Anno V - n.19 (Ottobre/Dicembre 2008)
Invito alla realizzazione del 3° numero monografico
dal titolo:

“Howard Phillips Lovecraft
e la letteratura dell’orrore”
Quando si parla di horror, chissà perché, la nostra mente si dirige quasi automaticamente verso le immagini dell'ultimo film di genere visto al cinema o in qualche vecchio vhs "grondante sangue" che occhieggia dai nostri scaffali. Niente di più superficiale. Le invenzioni splatter e slasher dei vari registi che si sono cimentati nell'impresa di "metterci paura", a volte con estrema maestria, altre volte scadendo nel ridicolo, in realtà affondano le proprie radici in un genere letterario il cui primo obiettivo non è stato certamente quello di stupire a tutti i costi o di impaurire il pubblico con effetti speciali di matrice hollywoodiana. La letteratura dell'orrore è stata ed è soprattutto una via fantasiosa e a volte grottesca per indagare tra le pieghe più scomode dell'Io e per risalire ai moventi più inconfessabili appartenenti al cosiddetto immaginario collettivo, facendo leva sull'utilizzo della suspence e sulla scoperta di orribili verità perse nel tempo. Letteratura dell'orrore significa: esplorare l'animo umano attraverso, appunto, l'orrore e la paura; assistere all'invasione dei sogni (o incubi) in ciò che definiamo realtà; scoprire mondi sotterranei abitati da un terrore antico; convivere con l'ignoto esistente dentro e fuori di noi; assaporare un'angoscia causata da minacce a volte sconosciute; usare il macabro per purificarsi dall'ovvio; inoltrarsi in dimensioni arcaiche e orrorifiche attraverso le botole della quotidianità; trasformare i penetranti dubbi della vita moderna in visioni sinistre e raccapriccianti… La letteratura dell'orrore, dunque, svolge la stessa funzione della letteratura "tradizionale" ovvero descrive le profondità della natura umana utilizzando, però, strumenti inconsueti e surreali. I "buoni" e gli "eroi" non trovano spazio sui fogli scritti di questo genere narrativo; le vittime - perché tali sono i protagonisti di queste strane storie - nella migliore delle ipotesi scoprono l'agghiacciante ma illuminante verità un attimo prima di perire. Storie apparentemente senza speranza, ma in un certo qual modo salvifiche e veritiere proprio grazie a quella crudezza d'immagini che non ci permette di mentire.
Uno degli autori più importanti del genere fantastico/horror è stato, senza alcun dubbio, lo statunitense Howard Phillips Lovecraft: scrittore prolifico e inquieto vissuto tra il XIX e il XX secolo. Leggendo la biografia di Lovecraft si comprende in maniera lampante come e perché la principale fonte d'ispirazione, da cui ha tratto le fobie e gli incubi da lui descritti, sia stata la sua stessa esistenza. Lovecraft scriveva per fuggire dalla vita! Avvertiva la necessità di abbandonare una realtà avversa e per questo si serviva della sua sterminata fantasia per creare nuovi mondi. Lovecraft fu grandioso e inarrivabile perché non scriveva per noi, il suo pubblico, non si piegava davanti alle esigenze commerciali, non scriveva per soldi ma lo faceva per se stesso e per sconfiggere l'orrore della sua vita reale.

La Redazione della rivista "Nugae", pertanto, è lieta di lanciare il tema del suo prossimo - il terzo - numero monografico intitolato "H.P.Lovecraft e la letteratura dell'orrore" e invita tutti i narratori e i saggisti, eventualmente interessati a partecipare alla stesura del numero, a inviare i propri scritti entro e non oltre il 30 settembre 2008. Non si tratta, come qualcuno ha travisato durante la realizzazione del n.16 dedicato a Tolkien, di un "concorso" o di un "premio": non si vince niente! L'unica, e speriamo non magra, consolazione è rappresentata dall'occasione di far parte, anche solo per un numero, di una "redazione allargata" e tesa al raggiungimento di un unico obiettivo editoriale. Il collante dovrebbe essere rappresentato dalla comune passione per la tematica proposta.
Non vi obblighiamo a soffermare la vostra attenzione solo ed esclusivamente sulla vita e le opere del "Solitario di Providence" ma, come è già successo con la monografia dedicata a J.R.R.Tolkien e alla letteratura fantasy, il numero 19 di "Nugae" vuole rappresentare un'ennesima occasione per scandagliare in lungo e in largo questo particolare genere letterario, partendo dal maestro dei maestri, Edgar Allan Poe, fino ad arrivare a Robert Bloch, Clive Barker, Anne Rice, John Campbell, Stephen King, Richard Matheson, Joe Lansdale, Dan Simmons (solo per citarne alcuni), passando per gli italiani Valerio Evangelisti, Eraldo Baldini, Gianfranco Nerozzi
Senza dimenticare le innumerevoli ramificazioni e sfumature che, originando dall'horror puro, alimentano la pluralità di un genere già di per sé variegato: ci riferiamo all'horror gotico, all'horror gothic dark, al techno-horror, al medical-horror, allo sci-fi horror (fantascienza con venature horror), allo psycho-horror, al thriller-horror, al sexy-horror, all'animal-horror, al mythological horror, al dark-horror, all'horror-punk-dark, al medieval-horror, all'esoteric-horror, al paranormal-horror… fino quasi a sfiorare (senza entrarvi, sennò usciamo fuori tema!) il più macabro e surrealista noir. Tutti "figli" più o meno legittimi di Poe e Lovecraft.
Insomma: di carne sanguinolenta da mettere sul fuoco, ce n'è a iosa!

Come già anticipato le forme letterarie che prenderemo principalmente in considerazione sono: la saggistica e la narrativa di genere (racconti; lunghezza massima: 10 cartelle ovvero meno di 20.000 caratteri s.i.). Eventuali interviste ad autori e/o studiosi del genere, recensioni/segnalazioni di libri di genere, articoli dedicati a opere cinematografiche horror (vedi rubrica "La società dello spettacolo") avranno un ruolo marginale (da valutare caso per caso) rispetto ai saggi e ai racconti, ai quali dedicheremo, ovviamente, la maggior parte del nostro spazio editoriale. I componimenti poetici non saranno presi in alcuna considerazione (esclusi quelli appartenenti ad Autori di genere, di rilevanza letteraria, e utilizzati nella saggistica a scopo comparativo e filologico). Le pubblicità riguardanti siti web e/o concorsi letterari rivolti alla narrativa horror, invece, sono a pagamento.
I partecipanti selezionati riceveranno una copia omaggio del numero 19.

Potrete inviare i vostri scritti utilizzando i nostri consueti e collaudati canali:
- via e-mail: scrittiautografi@virgilio.it (allegati in formato doc o rtf)
- tramite posta ordinaria (gli allegati su cd o floppy): Redazione "Nugae" c/o Nigro Michele - via Guinizelli n.14, sc. A-22 - 84091 Battipaglia (Sa).

Chiediamo, inoltre, ai graditi Autori che vorranno cimentarsi nella realizzazione del suddetto numero a tema, di aggiungere alla spedizione il proprio indirizzo civico (per l'invio della copia omaggio) e una breve nota bio-bibliografica da pubblicare insieme al "pezzo" proposto. Una volta ultimata la selezione, gli Autori prescelti saranno contattati dalla Redazione.

Attendiamo, dunque, i vostri lavori e siamo sicuri che il "coro" finale sarà soddisfacente. Anzi, siamo convinti fin da ora che ne verrà fuori un numero… mostruoso!

Cordiali saluti.

Michele Nigro
(Redazione "Nugae")
p. s.: un ringraziamento particolare va a Francesco Innella e
Alessandro Napolitano, consiglieri e istigatori del progetto.

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il "Solitario di Providence"

Howard Phillips Lovecraft nasce nel 1890 a Providence, nel Rhode Island. Il padre, Winfield Scott Lovecraft - rappresentante di una ditta di argenteria - soffre di paresi e morirà di una malattia, conseguenza della sifilide, che lo porterà prima alla follia e alla paralisi, quando Howard è ancora bambino. La madre, Sarah Susan Phillips - discendente da un'antica famiglia inglese stabilitasi in America già in età coloniale - è nevrotica e fin dall'infanzia, essendo decisa a mettere il figlio "al riparo dalle avversità e dai pericoli della vita", tese ad essere iperprotettiva. Sembra anzi che, a tal fine, avesse convinto il piccolo Howard di essere talmente brutto che gli altri ne avrebbero avuto paura! Il futuro scrittore passa quindi un'infanzia e una giovinezza in un ambiente alquanto ristretto, e per via delle sua pessima salute (era fragile nel fisico e soggetto a disturbi nervosi) frequenta le scuole in maniera discontinua. Studia così principalmente con istitutori privati, per corrispondenza e da autodidatta nella ricca ed antiquata biblioteca del nonno, dove si procura da solo un'erudizione immensa in ogni campo dello scibile grazie ad estese letture e ad una fenomenale memoria. Si appassiona in particolare di Mitologia antica, Scienze Naturali, Astrologia, Magia, Occultismo ed Alchimia, ed impara a parlare, scrivere e pensare nell'inglese del Settecento. Nonostante tutto non otterrà mai il diploma di Scuola Media Superiore. Nel 1896 muore la nonna materna. L'atmosfera di lutto familiare provoca in lui i primi sogni spaventosi, in particolare la visione di esseri d'incubo simili a demoni che battezza «Spettri Notturni» (Night-Gaunts): per anni perseguiteranno tutte le sue notti. A 7 anni inizia a scrivere i primi racconti e i primi componimenti in versi, nei quali già risulta evidente la sua grande passione per l'inanimato, il maestoso ed il remoto...
Biografia e Bibliografia continuano su http://www.geocities.com/fictionpub/autori/lovecraft.htm