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mercoledì, ottobre 22, 2008

"Lost Highway Motel": una notizia da richiamare...

LOST HIGHWAY MOTEL è il risultato di una scommessa. Lanciare un premio letterario che non è un premio, che non prevede vincitori, che non offre ai partecipanti altro che la pubblicazione. E lanciarlo a partire da una realtà editoriale in formazione, Cut-up edizioni, ancora priva di un solido retroterra.
La scommessa è risultata positiva sotto molti aspetti.
Intanto, quella della partecipazione; moltissimi autori ci hanno inviato i loro lavori, stimolati da un tema - “i mondi possibili” - che si prestava alle più svariate interpretazioni. Tema difficile e volutamente ambiguo, che abbiamo scelto in ossequio a una filosofia di spiazzamento e di attraversamento di generi che è un po’ il filo conduttore della collana “Strade perdute”. Parlando di “mondi possibili” pensavamo sicuramente alle classiche ucronie della letteratura di fantascienza (chi non ricorda l’incubo dickiano de La svastica sul sole per citare un titolo fra i tanti?) ma anche ai deragliamenti narrativi del cinema di David Lynch; non avevamo idea di cosa ci sarebbe arrivato in redazione. Il materiale pervenuto è stato una sorpresa, e la conferma che le potenzialità artistiche del sommerso letterario sono maggiori di quelle che normalmente si pensa.
La qualità media dei racconti che hanno partecipato alla prima edizione della rassegna “Strade perdute”, infatti, è insolitamente alta. Pochi i testi mediocri, molti quelli meritevoli di attenzione. Consapevoli del fatto che ogni selezione è alla fin fine arbitraria, abbiamo voluto proporre integralmente l’insieme dei lavori pervenuti al giudizio dei lettori sulla rubrica “Racconti” del sito www.cut-up.net; un contributo, crediamo, alla diffusione di autori che meritano comunque di essere letti e giudicati.
Dopo un’attenta valutazione, non priva di discussioni anche molto vivaci, la giuria (composta da Andrea Campanella, Fabio Nardini, Susanna Raule) ha selezionato cinque racconti, i “migliori” secondo un criterio di giudizio che è necessariamente il risultato di compromessi tra le sensibilità letterarie dei diversi giurati. Si è cercato di tenere conto delle qualità stilistiche e narrative, dell’aderenza al tema proposto, della freschezza delle idee dei diversi scritti pervenuti. Il risultato è il volume che tenete tra le mani, il primo piano del “motel delle strade perdute”.
Nella prima stanza ci aspetta Il disertore, di Giacomo Colossi, già finalista al premio Alien; un racconto abilmente costruito a partire da una situazione tipica di tanta fantascienza (la guerra contro gli alieni), che lentamente evolve verso un finale inaspettato. La memoria è garanzia di realtà? O è una costruzione che continuamente fa e disfa il nostro passato?
Il mio posto, il nostro posto di Tommaso Destefanis, seconda stanza del motel, ci porta dalle estreme lontananze di tempo e spazio a un prosaico qui-e-ora: penisola italiana, inizi del nuovo millennio. In una notte come tante, cinque ragazzi si ritrovano a vivere un’avventura ai limiti del fantastico e a giocarsi l’anima su un campo di calcetto devastato dall’incuria, in una delle tante periferie del nostro paese. Destefanis è un Lansdale italiano: Massa-Carrara invece del Texas, ma paure e meschinità sono le stesse, come è la stessa l’aria soffocante della provincia.
Giovanni De Matteo ci propone invece, unico tra i selezionati (e unico anche tra i partecipanti), un’ucronia in piena regola: in Cronache dal basso impero Roma non è caduta sotto le orde dei barbari ma continua la sua espansione nel continente americano. La Chiesa è rimasta saldamente ancorata a Gerusalemme e lotta in maniera sotterranea contro il potere temporale.
Ancora fantascienza invece Pancetta affumicata di Michele Nigro, delicata favola no-global sul piacere di riscoprire una dimensione umana in un mondo adulterato dalla tecnologia più spinta. Magari, anche soltanto a tavola.
E per finire, nell’ultima stanza di questo primo piano del nostro “motel delle strade perdute”, ecco Delirio di un assassino, una storia disperata di emarginazione che non permette riscatto. Il testo, duro come un pugno allo stomaco, è scritto da un giovane autore che preferisce firmarsi con lo pseudonimo di Vagabondo Ebbro, in spregio a tutte le regole della società dell’immagine.
<<“Pancetta affumicata!” Fu questo l’ordine ferreo che formulò Ingrid con lo sguardo rivolto verso i pulsanti luminosi del replicatore molecolare. I “REPLIHOME” - questo il nome commerciale dei replicatori - erano in dotazione all’equipaggio e alle migliaia di abitanti della stazione spaziale “Jupiter III” orbitante intorno a Giove.
Vi era un replicatore in ogni “appartamento”: uno per ogni nucleo familiare. Avevano pensato anche alle esigenze dei numerosi single con la comoda serie “RepliSolitude”. Il problema non era tanto il dover replicare la pancetta, in quanto il file “grassi” era piuttosto avanzato, ma le complicazioni nascevano nel momento in cui si dovevano riprodurre gli aromi dell’affumicatura. Per affumicare certi prodotti occorrono legni particolari da far bruciare lentamente per produrre fumo denso e senza superare determinate temperature...>>
(tratto da "Pancetta affumicata" di Michele Nigro)
Per informazioni sulla distribuzione "Cut-up" o per ordinare:
http://www.cut-up.net/cms/index.php?option=com_expose&Itemid=41

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