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Michele Nigro

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lunedì, giugno 08, 2009

La pulizia degli spazi

(“Space Cleaning”)

Finisce un’epoca e ne comincia una nuova.
O forse vogliamo illuderci che sarà così…
Si gettano le cose vecchie e inutili, si ridipingono le stanze con colori nuovi, si seppelliscono i nuovi morti… Si disseppelliscono quelli vecchi solo per accorgersi che non sono ancora stati consumati dal tempo.
Il sepolto ridiventa attuale; il consueto appassisce sotto il cocente sole dell’ovvietà giornaliera.
La primavera assume nuove forme speranzosamente macabre e il bisogno di rinnovamento si manifesta in mille (strani) modi.
Cambiamento, movimento, mutamento, evoluzione, pulizia, liberazione, leggerezza, novità, perdita, rivoluzione, rinnovamento, soddisfacente stanchezza, necessario abbandono, revisione degli atteggiamenti, riscoperta di legami e di storie personali, accademici comunicati che annunciano la fine di un percorso mai realmente iniziato…
… crisi dinamica e costruttiva. Per imparare a vedere, sempre e comunque, il bicchiere mezzo pieno!
“…Mi piacciono le scelte radicali, la morte consapevole che si autoimpose Socrate…” – mi suggerisce un vecchio maestro.
Il rullo intriso del pittore sul muro stanco gira come la Ruota di preghiera di un monastero buddista.
Accompagnati da un mantra che prende vita dall’attrito e dall’eco proveniente da nuovi spazi conquistati, ci accorgiamo che siamo prigionieri del superfluo e che un giorno la morte ci strapperà via il verbo “avere” senza chiederci il permesso.
Lo “space cleaning” e l’elogio dell’iconoclastia diventano gli strumenti necessari della crisi.
Necessaria è la distruzione delle immagini inflazionate e appartenenti al proprio vissuto quotidiano: per fare spazio alle nuove immagini provenienti dal “passato che conta” e per ripulire l’onda emotiva e morale in vista di significative azioni future.
Segnare il passo, salire un altro gradino spazio-temporale (l’ennesimo), dimenticare le abitudini stagnanti…
L’epoca “pubblica” della vita, fatta di vane glorie, squallide apparizioni, presenzialismo culturale, approcci cartacei forzati e meschini, cede il passo allo studio personale, al silenzio, alla lontananza dai meccanismi commerciali, alle nuove e per troppo tempo trascurate letture. Letture di vita e di libri comprati e snobbati.
Il bisogno di essenzialità nella vita si coniuga ad un maggiore bisogno di “space cleaning” culturale e architettonico.
Rimuovere polvere e anticaglie; aggiustare il tiro; “fare finta di essere sani”; concedersi nuove insospettabili possibilità; ristabilire le distanze tra la quantità e la qualità; fare leva sull’ordine esterno per ristabilire nuovi ordini interiori; “anche l’occhio vuole la sua parte”… Ricominciare.
Agire nella retroguardia per determinare l’esito della battaglia e forse dell’intera guerra. (m.n.)

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