R I V I S T A letteraria N U G A E

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venerdì, luglio 31, 2009

"Fondazione" n.15

Fondazione

Science Fiction Magazine
n. 15 - Anno IX - 2009

dall'editoriale
[...]
"Questo numero di Fondazione è dedicato alle Invasioni, dallo speciale su Space Invaders di Emilio di Gristina; all’analisi di Strane Forme di Vita di Enrico Di Stefano; passando per il fenomeno invasivo dell’ultimo film di Star Trek recensito da Claudio Chillemi. Corposa la parte narrativa con racconti di Donato Altomare, Michele Nigro e Giancarlo Manfredi; oltre l’immancabile fumetto, questa volta opera di Paolo Motta e Remo Fuiano. Ospitiamo, poi, due interessanti iniziative: una dell’amico Umiliacchi alle prese con la Mondialzine, una mostra di tutte le fanzine del mondo; l’altra di un gruppo di coraggiosi artisti del fumetto che hanno dato vita ad una rivista F3, che si occupa di tutto quanto fa fantastico. Infine, con particolare orgoglio, presentiamo la lunga intervista ad alcuni dei protagonisti della fantascienza italiana che si raccontano e ci raccontano il modo tutto nostrano di costruire il fantastico.

Il numero 15 è anche un ulteriore passo avanti nel perfezionamento della veste grafica della rivista, siamo molto curiosi di conoscere le vostre opinioni in proposito ed aspettiamo email numerosissime. Un grazie anche all’inventiva di Emilio Di Gristina per la copertina.

Buona lettura e Buone vacanze, speriamo che Fondazione sappia tenervi compagnia sotto l’ombrellone."

Editoriale pag. 02
a cura della Redazione

Saggistica
Che fine ha fatto Space Invaders pag. 04
di Emilio Di Gristina

Racconti
Magic Sensation pag. 11
di Donato Altomare

Saggistica
Strane Forme di Vita pag. 13
di Enrico Di Stefano

Racconti
L’Ultimo Tramonto pag. 18
di Michele Nigro

Speciale
Fantascienza d’Italia pag. 25
di Claudio Chillemi e Emilio Di Gristina

Racconti
La Bellezza dell’Orrido pag. 39
di Giancarlo Manfredi

Speciale
Star Trek: Lo Scisma pag. 41
di Claudio Chillemi

Fumetto
Racconto di un Tautatore Professionista pag. 51
di Motta e Fuiano

Eventi
Mondialzine pag. 55
di Gianluca Umiliacchi

Eventi
F3 pag. 57
di Plato

Post Office pag. 59
di Rosaria Leonardi

hanno collaborato a questo numero:
Donato Altomare
Remo Fuiano
Giancarlo Manfredi
Paolo Motta
Michele Nigro
Plato
Gianluca Umiliacchi

Fondazione, Science Fiction Magazine
fanzine fondata da: Claudio Chillemi & Enrico di Stefano
fondazionesf@tiscali.it

Redazione
Claudio Chillemi, Emilio Di Gristina, Enrico Di Stefano, Rosaria Leonardi

distribuzione
Catania:
USS Aetna www.ussaetna.it
uss.aetna@tiscali.it

Palermo:
URANIAsat http://uraniasat.altervista.org
edigristina@alice.it

martedì, luglio 28, 2009

"Alla luna"... 1969 - 2009

"Alla luna", Giacomo Leopardi.

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
0 mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!


domenica, luglio 19, 2009

Classici precursori...

KARIN BOYE
Nata nel 1900 a Göteborg, è una delle grandi voci della poesia svedese. Dopo la Prima Guerra Mondiale aderisce al movimento pacifista Clarté e viaggia in Europa vivendo le inquietudini del suo tempo: visita, turbata, l’urss di Stalin (1928), la Germania che si prepara a Hitler (1932) e l’agognata Grecia (1938), culla della civiltà e dei valori a lei più cari. Il dissidio mai risolto tra impegno sociale e politico, tra una ferrea esigenza di coerenza e di ricerca di verità e un desiderio di appagamento e di abbandono agli istinti naturali la porterà a cercare la morte, solitaria, nella natura, il 23 aprile del 1941, giorno in cui i nazifascisti invadono la Grecia. Oltre alle numerose raccolte di poesie, scrive cinque romanzi di cui Kallocaina (1940) è il più noto.

n. 34 - Kallocaina
Kallocain
1940 - Trad. dallo svedese e introduzione di Barbara Alinei
I ed.: Maggio 1993
pp. 228 - € 12,50 - ISBN 88-7091-034-2

Dalla sperimentazione del siero della verità che ha inventato, nascono in Leo Kall i primi dubbi sulla propria fedeltà al sistema, fino al progressivo rifiuto di aderire ai dettami di una società che ha eretto la diffidenza a regola dei rapporti umani, la paura a giustificazione della violenza, la delazione ad atto civico e il conformismo a legge universale. Ancora più della visionaria rappresentazione di una società totalitaria e spersonalizzata molto vicina al 1984 di Orwell, l’originalità e l’attualità del romanzo stanno nella descrizione del graduale sorgere di una coscienza individuale autonoma nel protagonista. http://www.iperborea.it/web/libri/0034.htm

Io sono leggenda (I Am Legend, 1954) è un romanzo di fantascienza/horror dello scrittore americano Richard Matheson. Ripensando al Dracula di Tod Browning, Matheson immaginò di rovesciarne la situazione base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi. Il romanzo è stato pubblicato in italiano nell'edizione Longanesi del 1957 e poi nel febbraio del 1989 nella collana Urania Classici (n. 143) con il titolo I vampiri. (da http://it.wikipedia.org/wiki/Io_sono_leggenda)

Richard Burton Matheson (Città Allendale, 20 febbraio 1926) è uno scrittore e sceneggiatore statunitense.

Passa la sua infanzia a Brooklyn, dove già ad otto anni scrive e pubblica alcune poesie sul giornale Brooklyn Eagle.

Nel 1943 si diploma alla Brooklyn Technical High School ed entra subito nell'esercito, dal quale viene congedato perché ferito in azione. Tornato civile studia giornalismo all'Università del Missouri, e già nel 1950 pubblica il suo primo racconto, Nato d'uomo e di donna (Born of Man and Woman), sul Magazine of Fantasy and Science Fiction...

martedì, luglio 14, 2009

Il bello della bicicletta

Marc Augé (Poitiers, 1935) è un etnologo e antropologo francese.

Ha effettuato numerose missioni in Africa, soprattutto in Costa d'Avorio e Togo, culminate con la pubblicazione dei suoi primi tre saggi (vedi Pubblicazioni principali). Augé coniò il termine "ideo-logic" per descrivere l'oggetto della sua ricerca, definibile come una logica interna alla rappresentazione che la società fa di se stessa.

Dopo la metà degli anni Ottanta, ha diversificato i suoi campi di osservazione, effettuando numerosi soggiorni in America latina oppure osservando le realtà del mondo contemporaneo nel contesto più immediato (vale a dire Parigi e la Francia). In questo periodo ha applicato metodi innovativi di indagine nei confronti della realtà parigina, prendendoli in prestito dal suo lavoro precedentemente sviluppato in Africa: ha focalizzato alcuni aspetti pioritari della società contemporanea metropolitana, quali il paradossale incremento della solitudine nonostante l'evoluzione dei mezzi di comunicazione; la strano percorso relazionale dell'"io" e dell'"altro" immersi in un contesto europeo di fine millennio; il nonluogo, ovverossia quello spazio utilizzato per usi molteplici, anonimo e stereotipato, privo di storicità e frequentato da gruppi di persone freneticamente in transito, che non si relazionano, situazione riscontrabile negli aeroporti, negli alberghi, sulle autostrade, nei grandi magazzini; infine l'oblio e l'aberrazione della memoria.
Augé ha eseguito un attento lavoro di raffronto fra l'impressione che questi "nonluoghi" suscitano nella gente comune e quella prodotta da alcuni grandi scrittori della letteratura francese. Il risultato di questa analisi è stato un apparente insuperabile gap fra il linguaggio e l'esperienza.

È il direttore della Scuola degli Alti Studi delle Scienze Sociali (EHESS) a Parigi ed è stato direttore fino al 1970 dell'Ufficio della ricerca scientifica e tecnica d'oltremare (ORSTOM - ora Instituto di Ricerche per lo Sviluppo, IRD).

Il neologismo nonluogo definisce due concetti complementari ma assolutamente distinti: da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall'altra il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi.

Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti". Simili eppure diversi: le differenze culturali massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Ognuno con un proprio stile e caratteristiche proprie nello spazio assegnato. Senza però contaminazioni e modificazioni prodotte dal nonluogo. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.

I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente e sono altamente rappresentativi della nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo nel campo lavorativo), dalla provvisorietà, dal transito e dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita.

I luoghi e i nonluoghi sono sempre altamente interlegati e spesso è difficile distinguerli. Raramente esistono in "forma pura": non sono semplicemente uno l'opposto dell'altro, ma fra di essi vi è tutta una serie di sfumature. In generale però sono gli spazi dello standard, in cui nulla è lasciato al caso tutto al loro interno e calcolato con precisione il numero di decibel, dei lum, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazione. Sono l'esempio esistente di un luogo in cui si concretizza il sogno della "macchina per abitare", spazi ergonomici efficienti e con un altissimo livello di comodità tecnologica (porte, illuminazione, acqua automatiche). Nonostante questa omogeneizzazione i nonluoghi solitamente non sono vissuti con noia ma con una valenza positiva (l'esempio di questo successo è il "franchising" ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti poco si preoccupano del fatto che i centri commerciali siano tutti uguali, godendo della sicurezza prodotta dal poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all'interno di un aeroporto.

Da qui uno dei paradossi dei nonluoghi: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell'anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi.

Il rapporto fra nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli (parole o voci preregistrate). L'esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L'individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore. Il suo unico ruolo è quello dell'utente, questo ruolo è definito da un contratto più o meno tacito che si firma con l'ingresso nel nonluogo.

Le modalità d'uso dei nonluoghi sono destinate all'utente medio, all'uomo generico, senza distinzioni. Non più persone ma entità anonime: Il cliente conquista dunque il proprio anonimato solo dopo aver fornito la prova della sua identità, solo dopo aver, in qualche modo, controfirmato il contratto. Non vi è una conoscenza individuale, spontanea ed umana. Non vi è un riconoscimento di un gruppo sociale, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Una volta l'uomo aveva una anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano così scriveva già nel 1946 il novelliere e saggista Stefan Zweig: da quel tempo il processo di disindividualizzazione della persona è andato via via progredendo.

Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell'entrata o dell'uscita (o da un'altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all'accesso ai nonluoghi, a patto che si rispettino una serie di regole: poche e ricorrenti. Farsi identificare come utenti solvibili (e quindi accettabili), attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare.

Anche il concetto di "viaggio" è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: grandi "nonluoghi" posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. A proposito del più grande centro commerciale degli Stati Uniti d'America, il "Mall of America", che richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno (molti dei quali ci entrano nel corso di un giro turistico), scrive il critico Michael Crosbie nella rivista Progressive Architecture: si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori di azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland. Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L'identità storica delle città ridotta a stereotipo di richiamo turistico.

(tratto da Wikipedia)