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mercoledì, giugno 10, 2009

da "Riviste letterarie del Novecento": una discussione su Wikipedia...

Riviste letterarie all'inizio del Terzo Millennio.

Una voce davvero interessante questa riguardante le riviste letterarie del Novecento. Sarebbe impossibile proporre nuovi slanci letterari e culturali senza considerare la storia della letteratura che in gran parte si basa sull'operato, a volte silenzioso e “di nicchia”, dei periodici che ancora oggi "pescano" quelle nuove voci capaci di proporre (non sempre!) nuove rotte nel mare della ricerca stilistica. La nascita del prodotto "libro" (che, secondo il mio modesto parere, è un’ossessione di cui il vero autore dovrebbe liberarsi quanto prima, pubblicando e ritornando alla discussione, unico propellente del suo “fare letteratura”), per la maggior parte degli scrittori, è stata spesso anticipata da un necessario stazionamento nelle pagine di periodici più o meno "famosi".

La mia proposta di discussione è la seguente: poiché sono trascorsi già otto anni (la discussione è del 2008, n.d.a) dall'inizio del nuovo millennio e del nuovo secolo, non sarebbe il caso di aggiungere, alla rispettabilissima voce riguardante le riviste del '900, una pagina wikipediana sui periodici (senza fare una pubblicità mirata a una piuttosto che a un'altra, è ovvio!) del Terzo Millennio? Ovvero cercare di capire, coinvolgendo i curatori di tali riviste, cosa vogliono "fare" le riviste letterarie (anche "di genere") nate in questi ultimi otto anni. Quali obiettivi culturali si sono prefisse? A che tipo di manifesti culturali (se esistono) sono collegate? Le Riviste Letterarie all'inizio del Terzo Millennio vogliono riproporre (ripubblicando) qualcosa di antico in chiave modernista oppure intendono, captando gli attuali segni socio-politico-economici e culturali, creare addirittura un nuovo linguaggio? Sono mosse solo da esigenze estetiche fine a sé stesse oppure attingono a piene mani dal disagio di chi combatte l'omologazione in un mondo apparentemente libero e ricco di possibilità prestabilite e preconfezionate (anche dal punto di vista culturale: vedi palinsesti televisivi con programmi culturali in "terza serata")? Le riviste nate dopo l'anno 2000 hanno ancora quel tipico odore elitario del salotto letterario fatto di pasticcini, the e autobiografismi esasperanti e commuoventi oppure condividono le proprie pulsioni con la "fredda" Rete e non temono la sperimentazione? La multimedialità che accompagna l'esistenza di queste creature cartacee (o virtuali se si tratta di riviste on line) ha cancellato l'isolazionismo dell'ormai estinto "poeta maledetto" oppure sono nate nuove forme di solitudine tecnologica legate alla letteratura che permettono all'autore di diffondere come non mai la propria opera pur conservando un'inesperienza "fisica"? Quale funzione svolge o dovrebbe svolgere una rivista letteraria nella società del Terzo Millennio? Quali rapporti intercorrono tra il periodico letterario e il problematico mondo dell'editoria? Le nuove riviste letterarie hanno accorciato i tempi di diffusione delle idee in esse contenute oppure hanno sempre bisogno di quei fisiologici tempi di rilettura e di gestazione prima di “lasciare un segno”, prima di “lanciare una moda”? E’ necessario per una rivista letteraria essere legata a un “Gruppo …” che compie una “pressione graduale” sui lettori oppure può scegliere di svolgere solo la funzione apparentemente passiva di “antenna radiotelescopica” puntata verso l’universo delle parole in attesa di Contatti significativi? Quali differenze ci sono e devono continuare ad esistere tra la classica rivista letteraria e il "magazine letterario" multimediale e interculturale?

Vi basta?

Cordiali saluti.

Michele Nigro

http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Riviste_letterarie_del_Novecento

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lunedì, giugno 08, 2009

"Everyman" di Philip Roth

recensione di Chiara Perseghin


"Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c'erano alcuni dei suoi ex colleghi pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui."

Il funerale è quello del protagonista, non ha un nome, Everyman, probabilmente perché ognuno di noi può o potrebbe riconoscersi in lui. Il romanzo parte dalla fine della storia, come avviene spesso al cinema: mi ha fatto pensare a "Viale del tramonto”, film magistrale diretto da Billy Wilder con William Holden, Gloria Swanson ed Erich von Stroheim. Ricordate? Il film si apre con il corpo di William Holden che galleggia senza vita dentro una piscina.

In Everyman non c'è la piscina, ma un cimitero malridotto dove si sta celebrando il funerale di un uomo del quale non sapremmo mai il nome. Dal fondo della sua bara, Everyman, l'uomo qualunque, si alza e ci accompagna a ritroso nel tempo per farci scoprire com'è stata la sua vita.

Nei suoi primi cinquant'anni Everyman assomiglia molto al William Holden di "Viale del tramonto". Fisico forte, donnaiolo, incurante del prossimo e di sé stesso. Nulla riesce a scalfire l'uomo forte, invincibile, ma la vita – prima o poi – ci presenta sempre il conto.

La malattia, il deperimento fisico, la morte: questi i punti di svolta del romanzo. Roth, con gli occhi di Everyman, ci fa vedere cosa può fare la sofferenza fisica, anche in un uomo che ha sempre vissuto la vita con disprezzo. L'uomo qualunque di Roth è costretto a guardarsi dentro. Mentre il suo fisico deperisce sempre più e la sofferenza aumenta, il protagonista non può fare altro che attendere la fine, la morte. Nella sua attesa, tra un'operazione e l'altra, il protagonista si rende conto che ha sempre vissuto pensando di essere invincibile, come se il dolore, la malattia, la morte non esistessero.

Roth in realtà evidenzia un comportamento che tutti noi teniamo: più o meno sfrontato. Quando si è giovani, si è convinti di essere immortali, che nulla ci potrà mai fermare.

Ciò che acuisce il dolore e forse anche un po' il rimorso per la vita passata, è il rimanere solo del protagonista. Aspettare la morte nella solitudine, forse è un'immagine un po' troppo pessimistica offertaci da Roth, ma può accadere. Penso alle tante persone anziane, che rimangono sole pur avendo figli e nipoti che, se solo volessero, potrebbero riempire quel vuoto.

Chiara Perseghin ha pubblicato alcuni racconti in antologie collettive (Giulio Perrone Editore) e un eBook (Edizioni XII). Cura un Blog letterario, “Dalle prime battute”; collabora inoltre con le rivista on line “Blogtime”, “Gothic Network” e con il portale Jujol.

La pulizia degli spazi

(“Space Cleaning”)

Finisce un’epoca e ne comincia una nuova.
O forse vogliamo illuderci che sarà così…
Si gettano le cose vecchie e inutili, si ridipingono le stanze con colori nuovi, si seppelliscono i nuovi morti… Si disseppelliscono quelli vecchi solo per accorgersi che non sono ancora stati consumati dal tempo.
Il sepolto ridiventa attuale; il consueto appassisce sotto il cocente sole dell’ovvietà giornaliera.
La primavera assume nuove forme speranzosamente macabre e il bisogno di rinnovamento si manifesta in mille (strani) modi.
Cambiamento, movimento, mutamento, evoluzione, pulizia, liberazione, leggerezza, novità, perdita, rivoluzione, rinnovamento, soddisfacente stanchezza, necessario abbandono, revisione degli atteggiamenti, riscoperta di legami e di storie personali, accademici comunicati che annunciano la fine di un percorso mai realmente iniziato…
… crisi dinamica e costruttiva. Per imparare a vedere, sempre e comunque, il bicchiere mezzo pieno!
“…Mi piacciono le scelte radicali, la morte consapevole che si autoimpose Socrate…” – mi suggerisce un vecchio maestro.
Il rullo intriso del pittore sul muro stanco gira come la Ruota di preghiera di un monastero buddista.
Accompagnati da un mantra che prende vita dall’attrito e dall’eco proveniente da nuovi spazi conquistati, ci accorgiamo che siamo prigionieri del superfluo e che un giorno la morte ci strapperà via il verbo “avere” senza chiederci il permesso.
Lo “space cleaning” e l’elogio dell’iconoclastia diventano gli strumenti necessari della crisi.
Necessaria è la distruzione delle immagini inflazionate e appartenenti al proprio vissuto quotidiano: per fare spazio alle nuove immagini provenienti dal “passato che conta” e per ripulire l’onda emotiva e morale in vista di significative azioni future.
Segnare il passo, salire un altro gradino spazio-temporale (l’ennesimo), dimenticare le abitudini stagnanti…
L’epoca “pubblica” della vita, fatta di vane glorie, squallide apparizioni, presenzialismo culturale, approcci cartacei forzati e meschini, cede il passo allo studio personale, al silenzio, alla lontananza dai meccanismi commerciali, alle nuove e per troppo tempo trascurate letture. Letture di vita e di libri comprati e snobbati.
Il bisogno di essenzialità nella vita si coniuga ad un maggiore bisogno di “space cleaning” culturale e architettonico.
Rimuovere polvere e anticaglie; aggiustare il tiro; “fare finta di essere sani”; concedersi nuove insospettabili possibilità; ristabilire le distanze tra la quantità e la qualità; fare leva sull’ordine esterno per ristabilire nuovi ordini interiori; “anche l’occhio vuole la sua parte”… Ricominciare.
Agire nella retroguardia per determinare l’esito della battaglia e forse dell’intera guerra. (m.n.)

mercoledì, giugno 03, 2009

"L'ospite molesto" di Alda Visconti Tosco

Collana npl - narrativa
Autore: Alda Visconti Tosco
Titolo: L’OSPITE MOLESTO

Prezzo di copertina: Euro 13,00 - Numero di pagine: 78 - Formato: 13,80x20,80 ISBN: 978-88-7908-275-4
Stampato su carta Fedrigoni - Rilegato in brossura
Disponibile tramite ordine diretto a Ennepilibri
ennepilibri@tin.it

Alda Visconti Tosco è nata nel 1954. Diventa insegnante di Educazione Tecnica a 21anni. Dopo vari corsi specifici per disabili psicofisici opera come insegnante di sostegno.
Alda scrive per passione e ha ottenuto riconoscimenti in vari concorsi di poesia e di narrativa. Alcuni suoi racconti sono stati letti nella trasmissione “Filtroletterario” dello studio Opifice su Radioalzozero, mentre poesie sono state recitate da Adriana Novello nella trasmissione “Poesie dell’etere”.
Continua a partecipare con successo a concorsi di poesia, infatti alcune sue liriche sono state inserite in raccolte antologiche. Attualmente è in pensione, vive in Monferrato, la famiglia e gli amici le danno il “fulcro” per continuare a lottare. Nelle ore in cui la patologia non la “ferma”, si attiva come volontaria presso alcune associazioni locali. Ha un sito personale ed un blog.
aldatosco@alice.it


“Non ti aspettavo”! E chi se lo aspetterebbe? Le fulgide e meritate proiezioni verso un futuro coltivato e sperato accompagnano giustamente le ore giovanili di ogni essere dotato di progettualità e passione: eppure Alda porta con sé, da epoche in cui non sospetta lontanamente la visita di quel futuro “Ospite molesto”, già l’avvisaglia di una Natura matrigna. Un preannuncio che la renderà forte, inconsciamente “pronta” in vista dell’arrivo di un “mostro strisciante” il cui nome dovrà imparare a pronunciare e ad accettare: “Sclerosi Multipla”.
(dalla prefazione di Michele Nigro)

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