R I V I S T A letteraria N U G A E

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venerdì, maggio 30, 2008

Le parole sono importanti...

A volte l'interpretazione soggettiva di una frase o di una singola parola può creare equivoci o deduzioni personali senza fine. Qualcuno di voi potrebbe obiettarmi che in realtà non esiste un'interpretazione oggettiva ma solo quella soggettiva ha un futuro nell'economia delle relazioni umane.
No, amici miei, la mia non è filosofia: è vita pratica. Partire dal presupposto che le parole sono fisicamente limitate e confinate solo quando sono stampate è già di per sé un atto di ingenua presunzione: anche il testo scritto è fluido, libero, ribelle, incontenibile, riciclabile, reinterpretabile, modellabile, adattabile... Soggettivamente adattabile. Chi legge lo sa e lo sa anche lo scrittore intelligente che non si chiude nel suo castello fatto di personaggi apparentemente inattaccabili. Figuriamoci poi la parola parlata, sonorizzata, quella che usiamo tutti i giorni non per relazionare dinanzi ad un'assemblea di filologi e glottologi, ma la parola quotidiana che adoperiamo quando andiamo a fare la spesa, quando incontriamo un vicino, quando comunichiamo in famiglia sentimenti importanti, quando viviamo... Insomma. Ci si accorge che una frase per noi lineare e semplice da comprendere, assume nella mente del prossimo una conformazione a cui non avevamo pensato, un significato complesso o addirittura diametralmente opposto al pensiero che l'ha generata. Ma allora il linguaggio e la letteratura che deriva dal tentativo plurisecolare di ordinare il linguaggio sotto forma di segni, non sono nient'altro (si fa per dire) che il risultato di un incontrollabile equivoco interpretativo? Ah, dimenticavo! Ma il linguaggio basa la propria relativa tranquillità sulla convenzione. La convenzionalità dei termini comunemente adoperati dovrebbe salvarci da questi incidenti interpretativi; eppure qualcosa non va! Alla parola "cane" la nostra mente (dove per mente s'intende l'insieme delle nostre capacità intellettive supportate da memoria, esperienza, cultura, istruzione...) associa un essere animato generalmente peloso, che cammina a quattro zampe e che quando è l'ora di uscire emette un suono anche questo convenzionalmente definito abbaio. Il discorso, se compiuto su una singola parola, appare scontato e anche un po' banale, diciamocelo. Il problema comincia quando aumenta la complessità e la quantità del discorso composto da queste singole unità chiamate parole. Ecco che le interpretazioni non sono più tanto scontate e le soluzioni proposte dal nostro inconscio (più che dalla nostra ragione) aumentano vertiginosamente e in maniera proporzionale alla nostra esperienza, alla nostra capacità deduttiva, alle elaborazioni dietrologiche, all'insondabile che ci perseguita, alla cultura che ci è stata spalmata addosso o a quella che ci siamo cuciti nel corso degli anni...

Una frase pronunciata nella più totale e ingenua spontaneità può offendere! Perché?

Una frase assolutamente priva di malizia per una persona, può generare ira e risentimento in un'altra con conseguenze a volte spiacevoli. La parola, dunque, perde la propria inossidabile autonomia: assistiamo al passaggio, anche per il linguaggio, "da un sistema geocentrico ad un sistema eliocentrico". Non sono più gli esseri umani che girano intorno alla Parola, ma è la parola che gira intorno all'uomo. E la cosa interessante è che nessun "Galileo Galilei delle Lettere" dovrà fare pubblica abiura per aver scoperto ciò!

In realtà non sapremo mai con precisione cosa accade tra i neuroni dell'essere umano che ascolta: una stessa identica frase pronunciata ad altre cento persone determinerà cento differenti reazioni emotive e relative risposte. L'uno, nessuno e centomila di pirandelliana memoria viene qui riproposto in chiave semantica, o meglio, psicosemantica. Non basta il semplice significato delle parole a soddisfare le nostre esigenze linguistiche, ma dobbiamo prevedere e a volte prevenire l'impatto emotivo che queste suscitano. Praticamente un'operazione impossibile da realizzare che minerebbe la stessa libertà dell'individuo. Quindi il linguaggio come fonte di interpretazione unitaria dell'umanità diventa un'utopia. Quando realizziamo questa spiacevole verità diventiamo un po' più soli, un po' più tristi, ma almeno più disincantati e quindi sereni. Ed è a partire da questo preciso istante che molti scelgono il Silenzio. La lingua riesce a malapena a svolgere una funzione di coesione sociale: il linguaggio come un passe-partout sociale per la soddisfazione dei bisogni primari:
- Scusi, a che ora parte il prossimo treno per Torino?
- Alle 19:20.
- Grazie!
- Prego.
Senza il linguaggio sarebbe difficoltosa la trasmissione di una simile informazione; la scrittura in certi frangenti è disagevole e porta via troppo tempo. E si consumerebbero troppi taccuini in giro per il mondo!
Anche per quanto riguarda lo scambio delle parole abbiamo un donatore e un ricevente: il donatore sembra libero di agire, dal momento che è il "creatore" della frase che tra poco rivolgerà, ma in realtà la frase che formula è già condizionata a priori nella sua mente, schiavizzata dal substrato culturale, filtrata dalla memoria, ricalibrata dall'esperienza. Il ricevente non fa una vita migliore: oltre a subire una frase già adulterata sul nascere, dovrà in realtà sopportare anche la propria schiavitù interpretativa determinata da quegli stessi fattori che hanno condizionato la frase del donatore (cultura, memoria, esperienza...)
Se i fattori coincidono, si possono avere delle buone possibilità comunicative senza incidenti. Ma ciò non ci autorizza ad abbassare la guardia.

In poche parole: quella dell'essere parlante (e scrivente) è una vitaccia!

Se riflettessimo per un attimo sulla flebile condizione umana, ci accorgeremmo di come la storia (sia universale che personale) non è nient'altro che un miracolo! Un miracolo laico e fisiologico (se volessimo interpretare l'emissione dei suoni solo su una base organica stimolata da alcune aree cerebrali deputate all'elaborazione delle parole) che si rinnova di giorno in giorno. Le dichiarazioni di guerra, i divorzi, le liti per il posto auto, le incomprensioni familiari, le antipatie personali che si perpetuano per anni, le chiusure al dialogo, l'incomunicabilità tra gli individui: riuscire a passare indenni attraverso tutte queste più o meno affidabili reinterpretazioni del nostro pensiero è già di per sé un grande miracolo. Altro che "il pane che diventa carne"!
Il vero miracolo è riuscire semplicemente a farsi capire dagli altri.


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giovedì, febbraio 28, 2008

"Nugae" n.16 (Gen./Mar.2008) - Anno V



Pag. 2 L’EDITORIALE
di Michele Nigro
3 "Tolkien: l’eterno incompreso - nascita e decadenza del fantasy moderno"
di Nick Mur
6 "Il Signore degli Anelli in Italia"
di Lorenzo Gammarelli
10 "J.R.R. Tolkien e la Prima Guerra Mondiale"
di Nancy Marie Ott (traduzione di Angie Padilla)
17 "La simbologia della decadenza in Tolkien, Lewis e Brooks"
di Roberto Paura
19 "Lo spettro magico del fantasy"
di Angie Padilla
21 "Linguaggi e parole"
di Beatrice Sabatini Colucci
23 "Perché devono esistere i draghi"
di Roberto Fontana
27 "Quel che più brami sapere, io toccherò… Harry Potter e il nuovo Realistic Fantasy"
di Matteo Tuveri
31 "John Ronald Reule Tolkien: A Myth Inside Out"
di Maria Rosaria D’Alfonso
33 "Pamela Travers, Gurdjieff e Mary Poppins"
di Francesco Innella e Vittorio Orlando
34 "La Battaglia di Finnsburg"
di Michela Belli
37 "Fuga da Malebolge"
di Anna Marani
38 "625, 4th street Cross Plains"
di Claudio Foti
42 "Occhio per occhio"
di Silvana Sonno
43 "La leggenda Elfica di Hera Gal"
di Claudio Foti
45 LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO - "Queste Oscure Materie in film"
di Elena Romanello
46 POESIA
di Roberto Fontana
48 POESIA
Autori Vari
50 "Ancora sull’intraducibilità della poesia. L’esempio di Giorgio Caproni"
di Gandolfo Cascio
3ª IL LABORATORIO
di Livia De Pietro
4ª CONTROEDICOLA

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(dal sito della "Tolkien Society")

Nugae is a quarterly Italian literary Magazine, which since 2003 has published essays, novels, poems, articles, interviews and reviews about Literature, Music and Art in general. This issue is entirely dedicated to the extraordinary figure of J.R.R. Tolkien and to the literary genre of the Fantasy.

Page. 2 Introduction - by Michele Nigro
P. 3 "Tolkien: everlasting Misunderstood - birth and decline of the modern Fantasy" - by Nick Mur
P. 6 "The Lord of the Ring in Italy" - by Lorenzo Gammarelli
P. 10 "J.R.R. Tolkien and the First World War" - by Nancy Marie Ott (translaction by Angie Padilla)
P. 17 "The embodiment of the Decadence in Tolkien, Lewis and Brooks" - by Roberto Paura
P. 19 "The magic ghost of the Fantasy genre" - by Angie Padilla
P. 21 "Ways of speaking and words" - by Beatrice Sabatini Colucci
P. 23 "The Dragons exist" - by Roberto Fontana
P. 27 "Harry Potter and the new Realistic Fantasy" - by Matteo Tuveri
P. 31 "John Ronald Reule Tolkien: A Myth Inside Out" - by Maria Rosaria D'Alfonso
P. 33 "Pamela Travers, Gurdjieff and Mary Poppins" - by Francesco Innella e Vittorio Orlando
P. 34 "The battle of Finnsburg" - by Michela Belli
P. 37 "Escape from Malebolge" - by Anna Marani
P. 38 "625, 4th street Cross Plains" - by Claudio Foti
P. 42 "Measure for Measure" - by Silvana Sonno
P. 43 "The Elphic legend of Hera Gal" - by Claudio Foti
P. 45 "His dark materials: the films" - by Elena Romanello

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